Il rischio Legionella in Italia non è più una variabile trascurabile, ma un’emergenza sanitaria in costante crescita. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) relativi al 2024, il nostro Paese ha registrato un incremento significativo dei casi.
Un dato che riporta l’attenzione su un problema che non riguarda solo ospedali o alberghi, ma qualunque edificio con un impianto idrico complesso o poco gestito.
E c’è un aspetto che merita attenzione: l’82,6% dei casi è classificato come di origine comunitaria. Significa che, nella maggior parte delle situazioni, si verifica il contagio in ambienti comuni frequentati dal pubblico, ma per i quali non si riesce a identificare con precisione e certezza la fonte di esposizione.
Questo cambia la prospettiva. E aumenta la responsabilità gestionale.
Non si tratta solo di “burocrazia”: dietro ogni numero c’è una potenziale responsabilità civile e penale, ma soprattutto la salute delle persone che vivono e lavorano negli stabili.
Ignorare il problema significa esporsi a conseguenze che vanno ben oltre la semplice sanzione.
I nuovi dati ISS: un segnale d’allarme che non possiamo ignorare
I numeri del Bollettino Epidemiologico Nazionale 2025 dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) parlano chiaro. Nel 2024 sono stati notificati 4.627 casi di legionellosi, con un incremento del 18% rispetto all’anno precedente. L’incidenza grezza è salita a 78,5 casi per milione di abitanti, superando persino i livelli pre-pandemia.
Un dato particolarmente inquietante emerge dall’analisi territoriale: il Nord Italia continua a essere l’area più colpita (110,6 casi per milione), ma il rischio è ubiquitario.
Ciò che spaventa maggiormente è la letalità della Legionella: laddove l’esito è noto, il 13,6% dei casi ha avuto esito fatale.
Un tasso di mortalità che impone una riflessione profonda sulla qualità della prevenzione attuale.
E l’aumento non è solo italiano. Anche l’ECDC segnala una crescita costante a livello europeo, con correlazione a fattori ambientali e gestionali.
Strutture a rischio Legionella: quando l’obbligo diventa una necessità
Molti pensano che la Legionella sia un problema esclusivo di ospedali o grandi hotel. I dati ISS 2024 smentiscono questo mito. Sebbene il 7,7% dei casi sia legato a viaggi e il 3,4% a ricoveri ospedalieri (casi nosocomiali), una quota enorme – ben l’82,6% – è di origine comunitaria, ovvero contratta in ambienti di vita quotidiana.
Con il Decreto Legislativo 18/2023 (attuazione Direttiva UE 2020/2184), per la prima volta in Italia è stato introdotto l’obbligo di monitoraggio del parametro Legionella nelle acque destinate al consumo umano nei cosiddetti “edifici prioritari”.:
- Strutture sanitarie e ospedaliere;
- Strutture ricettive (hotel, campeggi, residence);
- Strutture per l’infanzia e scuole;
- Impianti sportivi e centri benessere;
- Edifici con torri di raffreddamento o impianti di climatizzazione complessi.
Il decreto prevede:
- Implementazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua (PSA);
- Monitoraggio periodico;
- Valutazione del rischio documentata;
- Sanzioni amministrative e penali in caso di inadempienza.
Tuttavia, il rapporto cita casi recenti di cluster Legionella in condomini (Corsico e Buccinasco, provincia di Milano), non rientranti tra gli edifici prioritari del DLgs 18/2023.
Questo è il punto critico.
Non essere “prioritario” non significa non essere a rischio. E nessun impianto idraulico è intrinsecamente sicuro senza un piano di monitoraggio.
Fattori che aumentano il rischio Legionella negli impianti
Il batterio non compare per caso. Esistono fattori tecnici specifici che trasformano un normale impianto idrico in una capsula di Petri perfetta per la proliferazione.
La Legionella – come abbiamo detto più volte – prolifera in condizioni ben note:
- Stagnazione dell’acqua: I rami morti delle tubature o i periodi di inattività (pensa a uffici chiusi nel weekend) favoriscono il biofilm;
- Temperature critiche: Il range tra i 25°C e i 45°C è il paradiso della Legionella;
- Manutenzione carente: Soffioni delle docce incrostati, rompigetto mai sostituiti e boiler non sanificati sono le principali fonti di aerosol contaminato;
- Cambiamento climatico: Lo studio ISS sottolinea come l’aumento delle temperature ambientali stia amplificando il rischio negli ambienti idrici.
Secondo studi recenti (Montagna et al., 2023; Walker, 2018), l’aumento delle temperature ambientali favorisce la proliferazione del batterio. Il cambiamento climatico amplifica il rischio.
A questo si aggiunge un fenomeno frequente negli edifici vecchi esistenti:
Impianti progettati per un utilizzo pieno che oggi funzionano al 40-50% della capacità.
Spazi sfitti. Uffici ibridi. Camere inutilizzate.
Risultato? Ristagno costante.
Il focolaio segnalato nel 2024 in provincia di Milano (Corsico e Buccinasco), con 96 casi, ha fatto emergere un sospetto legato alla rete idrica municipale. La clorazione ha ridotto i casi.
La gestione dell’acqua non è un dettaglio tecnico. È un fattore sanitario primario.
Strategie di prevenzione: oltre il “semplice” controllo
Le Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi (Ministero della Salute, 2015 – in revisione) e i Rapporti ISTISAN sui PSA offrono indicazioni chiare.
Non basta più fare un campionamento una volta l’anno: serve un approccio proattivo. Ma nella pratica operativa cosa significa?
1. Valutazione del rischio aggiornata
- Analisi tecnica dell’impianto;
- Mappatura punti critici;
- Identificazione rami morti;
- Analisi temperature reali.
2. Piano di monitoraggio strutturato
- Campionamenti periodici;
- Analisi secondo ISO 11731;
- Tracciabilità documentale.
3. Flussaggi programmati
Il flussaggio quasi quotidiano di tutti i punti acqua riduce significativamente la contaminazione, soprattutto dopo periodi di inutilizzo.
4. Manutenzione punti distali
- Pulizia rompigetto;
- Sostituzione soffioni doccia;
- Disinfezione tubi flessibili.
5. Controllo temperature
- Acqua calda > 50°C;
- Acqua fredda < 20°C.
6. Strategie di bonifica mirata
- Shock termico;
- Clorazione;
- Biossido di cloro;
- Filtrazione terminale in contesti critici.
La prevenzione della Legionella non è solo bonifica: è capacità di intercettare segnali, leggere i dati e gestire gli eventi prima che diventino criticità.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda l’evoluzione della diagnosi clinica. L’introduzione della Real Time PCR su secrezioni respiratorie ha aumentato la sensibilità diagnostica rispetto ai metodi tradizionali. Diversi studi indicano un incremento della rilevazione dei casi compreso tra il 18% e il 30% (Ricci et al., Euro Surveill 2018; Avni et al., J Clin Microbiol 2016).
Questo significa una cosa molto concreta: nei prossimi anni potremmo osservare un aumento dei casi notificati non solo per una maggiore esposizione, ma anche perché li stiamo individuando meglio.
E in uno scenario in cui la diagnosi migliora, diventa ancora più strategico avere sistemi di prevenzione, monitoraggio e tracciabilità già strutturati. Perché quando i controlli si fanno più accurati, anche le responsabilità diventano più visibili.
Perché la prevenzione è strategica anche dove non è obbligatoria
Il rapporto ISS 2025 (basato sui dati 2024) mette in luce un punto fondamentale: anche gli edifici non esplicitamente citati come “prioritari” dal D.Lgs 18/2023 possono essere focolai di infezione.
Gli amministratori di condominio e i datori di lavoro di uffici hanno la responsabilità di informare e verificare periodicamente la qualità dell’acqua nelle parti comuni.
Il rischio legale è reale, quello umano è inestimabile.
Il DLgs 18/2023 sarà pienamente operativo entro il 2029. Ma le responsabilità civili e penali sono già attive. In caso di cluster:
- Si attivano indagini epidemiologiche;
- Vengono richiesti documenti di gestione;
- Si verificano manutenzioni e monitoraggi;
- Si analizzano responsabilità omissive.
La domanda da porsi non è: “Sono obbligato?” La domanda corretta è: “Sono in grado di dimostrare di aver gestito correttamente il rischio?”.
Prevenire significa:
- Ridurre esposizione sanitaria;
- Tutelare reputazione aziendale;
- Diminuire rischio legale;
- Aumentare continuità operativa.
E, non ultimo, evitare interventi emergenziali molto più costosi.
Conclusione: la gestione del rischio Legionella richiede metodo, non improvvisazione
I dati ISS 2024 parlano chiaro.
La legionellosi non è un evento raro. È una realtà epidemiologica in crescita. Un rischio tecnico che richiede competenze scientifiche d’avanguardia.
La normativa si sta evolvendo. Le responsabilità aumentano. Le diagnosi diventano più sensibili.
In questo scenario, non basta un campionamento occasionale. Serve un approccio integrato. Serve metodo. Serve competenza tecnica multidisciplinare.
Firotek SRL, società specializzata nei servizi di prevenzione e sanificazione del rischio biologico in Italia, opera con un modello strutturato che integra:
- Valutazione tecnica approfondita del rischio Legionella;
- Controllo microbiologico degli impianti idrici e aeraulici;
- Piani di monitoraggio e tracciabilità documentale;
- Strategie di bonifica certificate secondo standard internazionali;
- Supporto tecnico-scientifico continuativo.
Con un team composto da Biologi, Dottori Chimici e Tecnici specializzati, tre sedi operative e oltre 45 squadre dedicate, Firotek garantisce interventi rapidi su tutto il territorio nazionale.
Oggi più che mai, la gestione del rischio Legionella non può essere improvvisata.
Può però essere strutturata, monitorata e dimostrabile.
E questo fa la differenza.
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FAQ – Domande Frequenti
Quanti casi di legionellosi ci sono stati in Italia nel 2024?
4.627 casi notificati, con un incremento del 18% rispetto al 2023.
Quali edifici sono obbligati al monitoraggio Legionella?
Gli edifici prioritari individuati dal DLgs 18/2023 (ospedali, RSA, strutture ricettive, grandi edifici pubblici).
Anche un condominio può essere a rischio?
Sì. Nel 2024 sono stati segnalati cluster in condomini non regolamentati.
Qual è il metodo diagnostico più efficace secondo l’ISS?
Oltre all’esame colturale, l’ISS raccomanda l’uso della Real Time PCR sulle secrezioni respiratorie, poiché aumenta del 18-30% la capacità di rilevazione dei casi rispetto ai metodi tradizionali.
La Legionella si trasmette da persona a persona?
No, il contagio avviene quasi esclusivamente tramite inalazione di aerosol contaminato. I casi di trasmissione interumana sono estremamente rari e non rappresentano la via principale di diffusione.
Cosa fare se l’impianto è rimasto fermo per molti giorni?
È fondamentale procedere a un flussaggio prolungato di tutti i punti di erogazione (almeno 5-10 minuti) e, idealmente, effettuare uno shock termico o chimico prima di rendere l’acqua nuovamente disponibile per l’uso umano.
Fonti:
- Bellini et al., I casi di legionellosi segnalati al sistema di sorveglianza nazionale. Italia, 2024, Boll Epidemiol Naz 2025; PDF ufficiale: https://www.epicentro.iss.it/ben/2025/2/BEN_107/BEN_107.pdf
- Walker JT – The influence of climate change on waterborne disease and Legionella: a review – Perspect Public Health 2018;
- Montagna MT, Brigida S, Fasano F, Leone CM, D’Ambrosio M, Spagnuolo V, Lopuzzo M, Apollonio F, Triggiano F, Caringella ME, De Giglio O. – The role of air temperature in Legionella water contamination and legionellosis incidence rates in southern Italy (2018-2023) – Ann Ig 2023;
- Ricci ML, Grottola A, Fregni Serpini G, Bella A, Rota MC, Frascaro F, et al. – Improvement of Legionnaires’ disease diagnosis using real-time PCR assay: a retrospective analysis, Italy, 2010 to 2015 – Euro Surveill 2018;
- Avni T, Bieber A, Green H, Steinmetz T, Leibovici L, Paul M. – Diagnostic Accuracy of PCR Alone and Compared to Urinary Antigen Testing for Detection of Legionella spp.: a Systematic Review – J Clin Microbiol 2016.




