Quando le luci si riaccendono e gli impianti ripartono, l’edificio sembra tornare alla normalità. Ma l’impianto idrico potrebbe non essere ancora pronto a seguirlo.
Durante una pausa estiva o un periodo di utilizzo ridotto, l’acqua può ristagnare nei serbatoi, nelle reti di distribuzione e nei terminali meno utilizzati. Le temperature cambiano, il disinfettante residuo si riduce e il biofilm trova condizioni più favorevoli per svilupparsi.
È in questo equilibrio alterato che può aumentare anche il rischio di proliferazione della Legionella.
Il problema non riguarda soltanto gli edifici rimasti completamente chiusi. Anche una struttura utilizzata parzialmente, ma frequentata da poche persone, con interi piani, camere, uffici o servizi igienici inattivi, può presentare aree nelle quali il ricambio d’acqua è stato insufficiente per settimane. Ed è proprio questa apparente normalità a rendere più difficili da individuare i tratti critici.
Aprire tutti i rubinetti la mattina del rientro, quindi, non significa rimettere l’impianto in sicurezza. Può voler dire soltanto rimettere in circolo acqua rimasta ferma per settimane, senza sapere che cosa sia accaduto nella rete.
La ripresa delle attività deve essere preceduta da una vera rimessa in servizio degli impianti: un processo pianificato che comprende controlli preliminari, verifica di accumuli e temperature, flussaggi, ispezione dei terminali e, quando la valutazione del rischio lo richiede, campionamenti microbiologici e disinfezione.
Nei prossimi paragrafi vedremo come organizzare ogni passaggio, quali criticità non trascurare e come trasformare i controlli di riavvio in una procedura efficace per garantire sicurezza, continuità e conformità dell’impianto.
Indice dei contenuti
- Perché la chiusura estiva è un momento critico
- Cosa succede all’acqua durante la stagnazione
- Quali edifici richiedono una rimessa in servizio pianificata
- Gli errori più frequenti alla riapertura
- Checklist operativa anti Legionella: cosa fare prima e dopo il rientro
- Il ruolo della valutazione del rischio Legionella
- Riaprire in sicurezza: dalla checklist all’intervento
- FAQ – Domande frequenti
Prima di proseguire, leggi anche: “Valutazione Rischio Legionella”.
Cosa cambia nell’impianto durante la pausa estiva
La presenza di Legionella in un impianto non dipende da una singola causa. È il risultato dell’interazione tra più fattori di rischio:
- temperatura dell’acqua
- ristagno
- caratteristiche della rete
- presenza di incrostazioni e sedimenti
- disponibilità di nutrienti
- efficacia dei trattamenti
- formazione di biofilm.
La pausa estiva può modificare contemporaneamente molte di queste condizioni e determinare l’instaurarsi di situazioni complicate successivamente da risolvere (infatti, in questi periodi possono formarsi o rafforzarsi negli impianti le comunità microbiologiche di biofilm che diventano poi difficili da rimuovere). La durata dell’inattività è quindi importante, ma non può essere l’unico criterio con cui determinare il livello di rischio.
Il consumo d’acqua diminuisce o si interrompe, mentre le elevate temperature ambientali possono riscaldare la rete dell’acqua fredda. Nell’impianto di acqua calda sanitaria, invece, lo spegnimento o la riduzione dei sistemi di produzione e ricircolo possono portare l’acqua nella fascia termica favorevole alla proliferazione batterica e far scarseggiare il disinfettante residuo in circolo.
Il CDC, nelle indicazioni per la riapertura degli edifici, sottolinea che non esiste una durata universale oltre la quale un’interruzione debba essere considerata “prolungata”. Il livello di rischio dipende dalle caratteristiche dell’impianto, dai consumi, dalle temperature, dal disinfettante residuo e dall’eventuale colonizzazione preesistente.
Non basta quindi contare i giorni. Bisogna ricostruire come ha funzionato l’impianto durante quei giorni.
Cosa succede all’acqua durante lunghi periodi di stagnazione
L’acqua ferma non conserva indefinitamente le caratteristiche che aveva all’ingresso dell’edificio. Con il passare del tempo si verificano trasformazioni fisiche, chimiche e microbiologiche che possono compromettere l’efficacia delle normali misure di controllo.
Il disinfettante residuo si riduce
Il cloro o gli altri disinfettanti presenti nell’acqua vengono progressivamente consumati dalle reazioni con sostanze organiche, depositi, prodotti della corrosione e microrganismi.
Se l’acqua non viene sostituita da nuova acqua proveniente dalla rete, il disinfettante residuo può scendere fino a livelli molto bassi o non più rilevabili. Viene così meno una delle barriere che contribuiscono a limitare la crescita microbica.
Le temperature tendono a uniformarsi
Quando l’impianto non funziona in condizioni ordinarie:
- l’acqua fredda può riscaldarsi, soprattutto nei locali tecnici, nei controsoffitti, nei cavedi e nelle tubazioni esposte al calore;
- l’acqua calda può raffreddarsi a causa dello spegnimento o della riduzione del ricircolo;
- accumuli e tratti periferici possono rimanere a lungo nella fascia termica favorevole alla proliferazione batterica.
Si verifica quindi un paradosso semplice quanto pericoloso: l’acqua fredda diventa troppo calda e quella calda non lo è abbastanza.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la Legionella può svilupparsi nei sistemi idrici artificiali a temperature comprese indicativamente tra 20 e 50 °C, con condizioni particolarmente favorevoli intorno ai 35 °C.
Il biofilm può consolidarsi
Il biofilm è una comunità di microrganismi aderente alle superfici interne di tubazioni, serbatoi e terminali, protetta da una matrice organica. Non è una semplice patina superficiale: costituisce un habitat nel quale batteri e protozoi possono sopravvivere e moltiplicarsi.
La Legionella può vivere all’interno del biofilm e di amebe libere, ottenendo protezione dalle condizioni ambientali sfavorevoli e, in parte, dall’azione dei disinfettanti.
Una revisione sistematica pubblicata su Frontiers in Environmental Science ha rilevato in 22 dei 24 studi esaminati un’associazione positiva tra zone di stagnazione e maggiore colonizzazione da Legionella. Tra i punti critici figuravano rami ciechi, serbatoi, estremità della rete e tratti caratterizzati da flusso ostruito o intermittente (Nisar et al., 2020).
Cambia l’equilibrio microbiologico dell’impianto
L’acqua stagnante può favorire l’aumento della biomassa, la crescita di microrganismi opportunisti e il rilascio di materiale accumulato sulle superfici interne.
Gli effetti della stagnazione però non sono identici in tutti gli edifici. Materiali, temperature, configurazione della rete, disinfettante e colonizzazione preesistente possono produrre risposte diverse.
Per questo un flussaggio standard eseguito “a tempo” non può sostituire una procedura costruita sul singolo impianto (Proctor et al., 2020).
La stagnazione è quindi un importante fattore di rischio, ma non è una diagnosi. Indica la necessità di controllare e, se opportuno, analizzare l’impianto.
Per approfondire cosa accade nella rete durante l’inattività, leggi anche: “Chiusure stagionali e Legionella nell’acqua stagnante”.
Quali edifici richiedono una rimessa in servizio pianificata
Qualsiasi edificio con una rete idrica articolata può risentire di una sospensione o di una forte riduzione dei consumi. Alcune strutture richiedono maggiore attenzione per estensione dell’impianto, numero di terminali, utilizzo discontinuo o presenza di dispositivi capaci di produrre aerosol.
Uffici e sedi aziendali
La pausa estiva può lasciare inutilizzati interi piani, servizi igienici, docce degli spogliatoi, cucine, fontanelle, erogatori e punti terminali periferici. Anche quando una parte dell’edificio resta operativa, i consumi ridotti possono non garantire un ricambio sufficiente in tutta la rete.
Scuole, università e strutture formative
Le vacanze determinano una lunga riduzione dell’utilizzo proprio nei mesi più caldi. Aule, laboratori, palestre, spogliatoi, cucine, mense, docce e blocchi sanitari possono seguire periodi di attività differenti. Anche quando l’edificio ospita attività amministrative o corsi estivi, ampie sezioni della rete possono rimanere inutilizzate.
Edifici pubblici e complessi polifunzionali
Municipi, biblioteche, centri congressi, impianti sportivi e altri edifici con funzioni differenti possono presentare reti estese e consumi molto irregolari. Il rischio aumenta quando l’impianto è stato modificato nel tempo, sono presenti terminali scarsamente utilizzati o non esiste una mappatura aggiornata delle utenze.
Edifici rimasti parzialmente operativi
È uno degli scenari più facili da sottovalutare. L’edificio non è mai stato formalmente chiuso e l’impianto non è mai stato disattivato. Eppure, il normale schema dei consumi è cambiato.
Per individuare le aree critiche non basta verificare che “qualcuno abbia usato l’acqua”. Occorre sapere quali terminali siano stati realmente utilizzati, con quale frequenza e se i flussaggi previsti siano stati eseguiti.
Hotel, campeggi e altre attività con apertura stagionale richiedono invece procedure specifiche, legate anche all’occupazione discontinua delle camere e alla presenza di piscine, spa o vasche idromassaggio.
Per questo scenario è disponibile la guida dedicata alle “Riaperture stagionali e al rischio Legionella”.
Gli errori più frequenti al riavvio degli impianti
Il primo errore è anche il più intuitivo: riaprire l’edificio e utilizzare subito l’impianto come se nulla fosse accaduto. Questo perché riaprire semplicemente i rubinetti non significa rimettere in servizio l’impianto.
Docce, fontanelle e altri dispositivi possono produrre aerosol già dalle prime erogazioni. Se l’acqua è rimasta ferma e il sistema idrico non è stato verificato, proprio la rimessa in funzione può creare un’occasione di esposizione.
La rimessa in servizio deve iniziare prima che gli ambienti tornino pienamente occupati e deve seguire una procedura coerente con le caratteristiche dell’impianto.
Ecco quali sono gli altri errori comuni.
Errori di pianificazione
Tra gli errori più frequenti rientrano:
- non ricostruire quali aree siano rimaste inutilizzate;
- considerare soltanto la chiusura totale e ignorare la riduzione dei consumi;
- applicare la stessa procedura a edifici e reti differenti;
- non verificare guasti, lavori o interruzioni della fornitura;
- iniziare i controlli senza consultare la valutazione del rischio e lo storico analitico;
- affidare le operazioni a personale non informato sui rischi.
Errori durante il flussaggio
Far scorrere l’acqua è importante, ma il flussaggio non deve diventare un gesto automatico. Gli errori più comuni sono:
- aprire contemporaneamente tutti i terminali senza valutare portata e pressione;
- utilizzare una durata prestabilita senza controllare i parametri;
- trascurare i punti periferici e quelli scarsamente utilizzati;
- escludere soffioni, flessibili, rompigetto e dispositivi collegati alla rete;
- non adottare misure per contenere schizzi e aerosol;
- non registrare punti, durata, temperature e anomalie.
Errori di verifica
Anche un intervento tecnicamente corretto perde valore se non viene verificato. È un errore:
- controllare le temperature soltanto in centrale;
- disinfettare “per sicurezza” senza definire metodo e obiettivo;
- campionare senza un piano rappresentativo;
- considerare un singolo risultato negativo una garanzia per l’intera rete;
- non stabilire che cosa fare in caso di valori fuori controllo;
- non documentare attività e azioni correttive.
E poi c’è l’errore più insidioso: utilizzare la checklist come un modulo da spuntare. Una firma non raffredda l’acqua, non rimuove il biofilm e non corregge un ricircolo inefficiente.
Checklist operativa anti Legionella: cosa fare prima e dopo il rientro
Non esiste un protocollo identico per ogni edificio. La sequenza deve essere adattata alla valutazione del rischio, alla complessità della rete e alle condizioni nelle quali è avvenuta la sospensione.
Esiste però un principio valido in ogni caso: la rimessa in servizio deve iniziare prima dell’accesso ordinario agli ambienti.
La seguente checklist costituisce una base operativa, non una prescrizione universale applicabile senza adattamenti.
1. Raccogliere le informazioni sulla chiusura
Prima di intervenire occorre ricostruire:
- durata e periodo dell’inattività;
- aree rimaste completamente chiuse;
- terminali eventualmente utilizzati;
- modalità di gestione di generatori, accumuli e ricircolo;
- flussaggi effettuati durante la chiusura;
- guasti, interruzioni della fornitura o lavori sull’impianto;
- precedenti campionamenti o positività;
- presenza di persone particolarmente vulnerabili;
- modifiche apportate alla rete o alla destinazione d’uso dei locali.
Senza queste informazioni si rischia di trattare nello stesso modo un impianto rimasto completamente fermo e uno mantenuto sotto controllo. Non sono la stessa situazione.
2. Ispezionare impianto, accumuli e terminali
La verifica preliminare dovrebbe comprendere, quando presenti:
- serbatoi dell’acqua fredda;
- bollitori, caloriferi e accumuli di acqua calda;
- pompe e circuiti di ricircolo;
- valvole miscelatrici termostatiche;
- addolcitori, filtri e sistemi di trattamento;
- rami ciechi o terminali scarsamente utilizzati;
- soffioni, flessibili, rompigetto e doccette;
- vasche, spa, fontane ornamentali e apparecchiature alimentate ad acqua;
- torri di raffreddamento e condensatori evaporativi;
- umidificatori e sistemi HVAC contenenti acqua.
Sedimenti, corrosione, incrostazioni, acqua torbida, temperature anomale o biofilm visibile sono segnali da approfondire prima della riattivazione ordinaria.
3. Verificare le temperature
La temperatura è uno dei principali indicatori di controllo, ma deve essere misurata nei punti giusti e con una procedura coerente.
In linea generale, le strategie basate sul controllo termico mirano a:
- mantenere l’acqua fredda preferibilmente sotto i 20 °C;
- accumulare l’acqua calda sopra i 60 °C;
- garantire una distribuzione dell’acqua calda generalmente non inferiore a 50 °C, compatibilmente con la configurazione dell’impianto e con le misure antiscottatura.
Questi valori non devono essere applicati in modo meccanico. Vanno considerati i tempi necessari per raggiungere la temperatura, i punti sentinella, il ritorno del ricircolo, i miscelatori e il rischio di ustione. Temperature corrette in centrale non garantiscono automaticamente condizioni adeguate all’ultimo rubinetto.
4. Eseguire flussaggi pianificati
Lo scopo del flussaggio è sostituire l’acqua stagnante con acqua nuova e ripristinare, per quanto possibile, temperatura e disinfettante residuo.
Un programma efficace dovrebbe:
- stabilire una sequenza per colonne, piani, zone o circuiti;
- iniziare, secondo il piano tecnico adottato, dai punti di ingresso e procedere in modo controllato lungo la rete;
- includere sia acqua fredda sia acqua calda;
- interessare tutti i terminali, non soltanto quelli più vicini;
- proseguire fino alla stabilizzazione dei parametri definiti, non per un numero arbitrario di minuti;
- verificare che lo scarico possa ricevere le portate utilizzate;
- limitare schizzi e aerosol;
- registrare punto, orario, durata, temperatura e anomalie.
Nei grandi edifici può essere necessario procedere per settori per evitare cali di pressione e ottenere un ricambio reale.
Durante l’attività può essere opportuno rimuovere o trattare separatamente soffioni, rompigetto e flessibili. Il personale deve essere informato sui rischi e dotato delle misure di protezione individuate dalla valutazione specifica.
I punti morti o di scarso utilizzo non sono sempre gli stessi, nel tempo possono variare e quindi la pratica del flussaggio delle utenze deve adattarsi alla reale necessità dell’impianto.
5. Controllare e pulire gli accumuli
Serbatoi e bollitori possono raccogliere depositi, calcare, prodotti della corrosione e materiale organico. Se l’ispezione evidenzia criticità, il semplice flussaggio dei terminali potrebbe non essere sufficiente.
Occorre verificare:
- pulizia interna e presenza di sedimenti;
- integrità strutturale;
- corretta chiusura dei serbatoi;
- funzionamento degli scarichi di fondo;
- temperatura dell’intero volume;
- eventuali zone fredde o stratificazioni;
- efficienza del ricircolo;
- conformità delle procedure di manutenzione alle istruzioni del produttore.
L’eventuale svuotamento, pulizia e disinfezione deve essere eseguito con una procedura controllata, evitando contaminazioni durante il successivo riempimento.
6. Valutare se è necessaria una disinfezione
Una chiusura estiva non rende automaticamente obbligatoria una disinfezione straordinaria. Al contrario, un trattamento non progettato può essere inefficace, danneggiare materiali, produrre sottoprodotti indesiderati o creare un risultato solo temporaneo.
La necessità di una bonifica dell’impianto idrico deve essere valutata considerando:
- durata e condizioni della stagnazione;
- stato igienico e manutentivo;
- temperature rilevate;
- presenza di biofilm o sedimenti;
- risultati analitici disponibili;
- precedenti contaminazioni;
- complessità della rete;
- vulnerabilità degli utilizzatori;
- presenza di dispositivi ad alto rischio di aerosolizzazione.
Tra i metodi possibili rientrano trattamenti termici e trattamenti chimici, ma prodotto, dosaggio, tempo di contatto, pH, temperatura e compatibilità con i materiali devono essere definiti da personale competente.
La disinfezione non corregge, da sola, rami ciechi, accumuli sovradimensionati, scarso ricircolo o temperature cronicamente errate. Se la causa rimane, anche la contaminazione può tornare.
7. Pianificare i campionamenti microbiologici
Il campionamento per la ricerca di Legionella non deve essere eseguito a caso né utilizzato come unico strumento di gestione.
Il piano dovrebbe definire:
- obiettivo dell’analisi;
- numero e posizione dei punti;
- campioni pre-flussaggio o post-flussaggio;
- condizioni operative al momento del prelievo;
- parametri contestuali, come temperatura e disinfettante;
- metodo analitico;
- laboratorio qualificato;
- criteri per interpretare i risultati e decidere le azioni successive.
In base all’obiettivo, può essere utile campionare l’ingresso dell’acqua, gli accumuli, il ritorno del ricircolo, i punti sentinella, le estremità della rete e i terminali rappresentativi delle aree critiche.
Un campione negativo descrive il punto, il momento e le condizioni in cui è stato raccolto. Non certifica l’assenza assoluta del batterio in tutta la rete. Allo stesso modo, una positività deve essere interpretata insieme alle caratteristiche dell’impianto, alla concentrazione rilevata e al livello di esposizione.
8. Verificare i dispositivi collegati all’acqua
La rete non termina ai rubinetti. Prima della riapertura devono essere controllati anche:
- macchine del ghiaccio e distributori;
- fontanelle;
- docce e lavaocchi di emergenza;
- apparecchi odontoiatrici o sanitari;
- sistemi di irrigazione;
- vasche idromassaggio;
- fontane decorative;
- umidificatori;
- torri evaporative;
- unità che producono aerosol o nebulizzazioni.
Filtri, cartucce e materiali di consumo devono essere sostituiti o sanificati secondo le indicazioni del produttore. L’acqua e il ghiaccio rimasti nei dispositivi durante la chiusura non dovrebbero essere semplicemente rimessi in uso.
9. Registrare l’esito della rimessa in servizio
La procedura dovrebbe concludersi con un verbale contenente almeno:
- data e durata della chiusura;
- controlli effettuati;
- punti sottoposti a flussaggio;
- valori di temperatura rilevati;
- concentrazioni di disinfettante, se misurate;
- pulizie o disinfezioni eseguite;
- campioni prelevati;
- anomalie riscontrate;
- interventi correttivi;
- responsabili delle attività;
- data dei controlli successivi.
La documentazione rende la rimessa in servizio un processo verificabile e permette di confrontare nel tempo le condizioni dell’impianto, le anomalie rilevate e gli interventi correttivi eseguiti.
Il ruolo della valutazione del rischio Legionella
La checklist risponde alla domanda “che cosa dobbiamo controllare?”. La valutazione del rischio Legionella stabilisce perché, dove e con quale priorità intervenire.
Deve consentire di rispondere a domande precise:
- dove può verificarsi la proliferazione?
- quali componenti possono generare aerosol?
- quali persone potrebbero essere esposte?
- sono presenti soggetti maggiormente vulnerabili?
- quali misure di controllo sono già attive?
- quali parametri indicano una perdita di controllo?
- che cosa deve accadere quando un valore non rientra nei limiti stabiliti?
La valutazione dovrebbe analizzare lo schema dell’impianto, i punti di accumulo, il ricircolo, i rami poco utilizzati, i terminali, i trattamenti applicati e lo storico manutentivo e microbiologico.
Quando riesaminare la valutazione del Rischio
La pausa estiva costituisce un cambiamento delle normali condizioni di esercizio. Per questo può richiedere il riesame della valutazione, soprattutto quando:
- l’inattività è stata più lunga del previsto;
- alcune aree sono rimaste escluse dai flussaggi;
- sono stati modificati impianto o modalità di utilizzo;
- le temperature non rientrano nei valori obiettivo;
- sono emersi guasti, sedimenti o fenomeni corrosivi;
- si sono verificati precedenti casi o contaminazioni;
- l’edificio ospita persone vulnerabili.
La gestione efficace non punta all’impossibile promessa del “rischio zero”, ma alla riduzione e al controllo del rischio attraverso misure motivate, verificabili e aggiornate quando cambiano le condizioni dell’impianto.
Anche le Linee guida del Ministero della Salute per la prevenzione e il controllo della legionellosi collocano la valutazione del rischio, la manutenzione e il monitoraggio al centro della prevenzione.
Riaprire in sicurezza: dalla checklist all’intervento
Il rientro dopo la pausa estiva non coincide con il semplice riavvio degli impianti. È una fase critica della gestione dell’impianto, nella quale verificare se le misure di controllo siano rimaste efficaci o debbano essere ripristinate.
Flussare, controllare temperature e accumuli, ispezionare i dispositivi, valutare l’opportunità di analisi o disinfezioni e registrare ogni attività consente di ridurre il rischio prima che l’edificio torni pienamente operativo.
Mantenere attiva la gestione degli impianti idrico e aeraulico proprio nel periodo di fermo come può essere la pausa estiva è fondamentale per tenere in forma e salute gli impianti, come se la pausa di utilizzo non fosse mai esistita per i sistemi di trattamento.
Ma una checklist, da sola, non individua un ricircolo inefficiente. Non valuta il biofilm. Non stabilisce se un campionamento sia rappresentativo né quale trattamento sia compatibile con l’impianto.
Quando la rete è complessa, presenta criticità o è stata utilizzata in modo discontinuo, serve una lettura tecnica d’insieme.
Firotek affianca aziende, strutture e attività aperte al pubblico nella valutazione e gestione del rischio Legionella, con un approccio tecnico, concreto e proporzionato al contesto. Non un controllo generico, quindi, ma un’analisi dell’intero sistema:
- dove può svilupparsi il problema
- quanto è rilevante;
- quali misure adottare prima che si trasformi in un’emergenza.
Per integrare valutazione del rischio, campionamenti, interventi di bonifica e misure di controllo, Firotek ha sviluppato il Protocollo Legionella Zero: un metodo strutturato e personalizzabile, applicabile anche alla rimessa in servizio degli impianti idrici e dei componenti HVAC interessati dal rischio.
L’obiettivo non è applicare un trattamento standard, ma individuare dove l’impianto ha perso il controllo e definire una soluzione proporzionata, documentabile e sostenibile nel tempo.
Una verifica pianificata prima del rientro richiede meno tempo di una gestione d’emergenza dopo. E offre molte più risposte.
FAQ – Domande frequenti
Quanto tempo deve restare chiuso un edificio perché aumenti il rischio Legionella?
Non esiste una durata valida per tutti gli edifici. Anche poche settimane di utilizzo ridotto possono diventare significative in presenza di temperature favorevoli, basso disinfettante residuo, rami ciechi, accumuli o colonizzazione preesistente. Il rischio deve essere valutato in base alle condizioni reali dell’impianto.
Quando bisogna iniziare la rimessa in servizio dell’impianto prima del rientro?
La procedura deve iniziare con un anticipo sufficiente per effettuare ispezioni, flussaggi, misurazioni ed eventuali interventi correttivi prima dell’accesso ordinario. Non esiste un numero di giorni valido per tutti: dipende dalla complessità della rete, dalle condizioni rilevate e dalla necessità di eseguire analisi o disinfezioni.
Un edificio rimasto parzialmente aperto deve essere controllato?
Sì. Un utilizzo ridotto può lasciare interi piani, servizi igienici, spogliatoi o rami della rete senza un adeguato ricambio d’acqua. Il controllo deve quindi basarsi sui terminali effettivamente utilizzati, non soltanto sul fatto che l’edificio sia rimasto formalmente aperto.
È sufficiente eseguire il flussaggio dei rubinetti?
No. Il flussaggio deve essere pianificato, interessare acqua calda e fredda, comprendere i punti periferici e proseguire fino alla stabilizzazione dei parametri stabiliti. Deve essere accompagnato dal controllo di accumuli, temperature, ricircolo, terminali e dispositivi collegati alla rete.
Il campionamento va eseguito prima o dopo il flussaggio?
Dipende dall’obiettivo. Un campionamento precedente può descrivere le condizioni iniziali dell’impianto, mentre uno successivo può contribuire a verificare l’efficacia di un intervento. Momento, punti e modalità di prelievo devono essere definiti nel piano di campionamento.
Dopo la pausa estiva la disinfezione è sempre necessaria?
No. La disinfezione straordinaria deve essere stabilita in base alla valutazione del rischio, alle condizioni dell’impianto, allo storico, ai parametri rilevati e agli eventuali risultati microbiologici. Un trattamento non progettato può essere inefficace o danneggiare i materiali.
Quali dati devono essere registrati durante la rimessa in servizio?
È opportuno registrare punti controllati, durata dei flussaggi, temperature, disinfettante residuo se misurato, condizioni degli accumuli, anomalie, interventi correttivi, campionamenti, responsabili delle attività e controlli successivi programmati.
Chi può eseguire una bonifica anti Legionella?
La bonifica deve essere progettata ed eseguita da personale competente, in grado di valutare impianto, materiali, metodo di trattamento, concentrazioni, temperature, tempi di contatto, sicurezza degli operatori e verifiche successive. Non è un’attività da improvvisare.
Fonti
- Ministero della Salute – Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi;
- Ministero della Salute – Legionellosi;
- World Health Organization – Legionellosis;
- CDC – Reopening Buildings After Prolonged Shutdown or Reduced Operation;
- HSE – Managing Legionella in hot and cold water systems;
- Proctor et al., 2020 – Considerations for large building water quality after extended stagnation;
- Nisar et al., 2020 – Water Stagnation and Flow Obstruction Reduces the Quality of Potable Water and Increases the Risk of Legionelloses.




