C’è una convinzione molto diffusa, soprattutto nei contesti tecnici e gestionali: se le temperature di esercizio sono rispettate, il rischio Legionella è sotto controllo.
È una semplificazione comprensibile, ma non sufficiente.
Perché nella realtà degli edifici complessi – ospedali, RSA, hotel, aziende con grandi reti idriche – un impianto può essere formalmente a norma e, allo stesso tempo, presentare un rischio biologico.
Ed è proprio qui che si annida il problema. Invisibile. Silenzioso. Ma concreto.
Rispettare le temperature d’esercizio previste dalle linee guida è fondamentale.
Tuttavia, non garantisce da solo la sicurezza dell’impianto.
Il motivo è semplice:
il rischio Legionella non dipende solo dal valore della temperatura impostato, ma da come questa si distribuisce realmente nell’impianto, da come l’acqua circola, ristagna e viene utilizzata nel tempo.
In questo articolo vedremo perché la temperatura non basta, dove nascono i rischi reali e come intercettarli prima che diventino un problema operativo, sanitario o legale.
Indice dei contenuti
- Cosa si intende per temperature di esercizio “a norma”
- Differenza tra temperatura impostata e temperatura reale
- Perché la temperatura, da sola, non garantisce la sicurezza
- Dove nascono i veri punti ciechi dell’impianto
- Come intercettare il rischio Legionella reale (prima che diventi un problema)
- Limiti dell’approccio alla Legionella basato sulla temperatura e vantaggi di una gestione integrata
- Conclusione
- FAQ
Prima di proseguire, leggi anche: “Legionella e acqua sanitaria: temperature, rischi e prevenzione”.
Cosa si intende per temperature di esercizio “a norma”
Quando si parla di temperature di esercizio “a norma” negli impianti idrici, il riferimento è alle indicazioni contenute nelle linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della Legionella.
Queste indicazioni definiscono range di temperatura considerati sfavorevoli alla proliferazione batterica, in particolare:
- Accumulo ACS: ≥ 60 °C;
- Distribuzione/ricircolo: ≥ 50–55 °C;
- Acqua fredda: < 20 °C.
Questi valori si basano su evidenze scientifiche consolidate:
Legionella pneumophila prolifera principalmente in un intervallo compreso tra 25 °C e 45 °C, mentre a temperature superiori ai 50–55 °C la sua capacità di sopravvivenza e moltiplicazione si riduce in modo significativo.
Fin qui, tutto corretto.
Il punto critico emerge quando la temperatura di esercizio impostata o dichiarata viene assunta come coincidente con la temperatura realmente presente nell’impianto, in ogni suo punto e in ogni momento.
Ed è proprio questa sovrapposizione, solo apparente, che apre la porta al rischio reale.
Differenza tra temperatura impostata e temperatura reale
Uno degli aspetti più sottovalutati nella gestione del rischio Legionella è la differenza tra temperatura misurata e temperatura effettivamente presente ai punti d’uso.
La temperatura impostata sull’accumulo di acqua calda sanitaria (ACS) o rilevata nel locale tecnico dove avviene la produzione dell’acqua calda, non rappresenta in modo affidabile ciò che accade lungo l’intera rete di distribuzione.
Tra il punto di produzione dell’acqua calda e i singoli punti d’erogazione (docce, rubinetti, terminali sanitari) intervengono numerosi fattori che modificano il profilo termico dell’acqua, tra cui:
- lunghezza e complessità delle tubazioni;
- dispersioni termiche lungo la rete;
- miscelazioni locali (valvole termostatiche, miscelatori);
- utilizzi discontinui dell’impianto;
- rami poco o per nulla utilizzati.
L’effetto combinato di questi elementi può portare alcune porzioni dell’impianto a lavorare stabilmente in un intervallo di temperatura compreso tra 25 °C e 45 °C, ovvero la fascia più favorevole alla proliferazione della Legionella.
Il risultato è un impianto formalmente conforme, ma con criticità microbiologiche localizzate che non emergono dai controlli tradizionali.
In questi casi, la temperatura non agisce più come una barriera di sicurezza,
ma rischia di diventare un indicatore fuorviante se non correttamente interpretato nel contesto reale dell’impianto.
Perché la temperatura, da sola, non garantisce sicurezza dalla Legionella
Il controllo della temperatura è uno strumento importante nella prevenzione della Legionella, ma non è sufficiente da solo a garantire la sicurezza di un impianto idrico.
Questo perché, nella pratica, esistono diverse condizioni impiantistiche e operative che possono vanificare l’effetto protettivo della temperatura, anche in presenza di valori formalmente “a norma”.
1. Perdite termiche lungo la rete
Anche quando l’accumulo di acqua calda sanitaria è mantenuto a 60 °C, nei tratti più periferici dell’impianto la temperatura può scendere sotto i 45 °C, spesso per periodi prolungati.
Le cause più frequenti sono:
- lunghezze impiantistiche elevate;
- dispersioni termiche lungo le tubazioni;
- isolamento non performante o degradato;
- sistemi di ricircolo inefficaci o discontinui.
In queste condizioni, alcune porzioni della rete possono permanere a lungo nella fascia di temperatura favorevole alla proliferazione della Legionella.
2. Zone di ristagno e bassa circolazione
La combinazione di acqua calda, bassa velocità di flusso e tempo di permanenza elevato crea un ambiente ideale per lo sviluppo di:
- biofilm;
- incrostazioni;
- microrganismi protetti all’interno della matrice biologica.
In presenza di ristagno, la Legionella non solo sopravvive, ma trova condizioni favorevoli alla moltiplicazione e alla persistenza nel tempo, rendendo inefficace il solo controllo termico.
3. Miscelazioni locali
Dispositivi come:
- rubinetti termostatici;
- docce con miscelatore;
- sistemi di miscelazione centralizzati.
sono fondamentali per il comfort e la sicurezza dell’utente finale, ma possono generare micro-zone con temperature intermedie se non correttamente progettati, regolati e monitorati.
Queste zone tiepide rappresentano punti critici ideali per la colonizzazione della Legionella, spesso difficili da intercettare con i controlli standard.
4. Uso discontinuo dell’impianto
Reparti chiusi, camere non occupate, linee di emergenza raramente utilizzate, strutture con chiusure stagionali o riaperture dopo lunghi periodi di inattività sono situazioni comuni in molte strutture complesse.
In questi casi:
- l’acqua resta ferma per periodi prolungati;
- la temperatura tende ad allinearsi a valori ambientali;
- il rischio di proliferazione batterica aumenta progressivamente.
Il processo è graduale, spesso invisibile, ma tutt’altro che trascurabile.
In presenza di queste condizioni, il rispetto delle temperature di esercizio non equivale a un controllo reale del rischio Legionella.
La criticità riguarda la responsabilità di chi gestisce l’impianto, che non può limitarsi alla verifica di un valore nominale, ma deve considerare il funzionamento reale della rete, le modalità di utilizzo e le condizioni operative nel tempo.
5. Il rischio degli accumuli dell’acqua calda
Nonostante si abbia una temperatura sul boiler dell’ACS > 60°C, questo non ci mette totalmente al riparo dal rischio di proliferazione della Legionella. Il problema delle incrostazioni sui boiler riguarda soprattutto quelli che hanno la serpentina di scambio interna. All’interno della serpentina, infatti, passa acqua bollente o liquidi similari o gas, che servono a scaldare la serpentina che a sua volta riscalda l’acqua contenuta nel boiler; la presenza di temperature relativamente alte sulla serpentina, determina la precipitazione di sali di calcio e magnesio presenti in acqua, proprio sulla superficie della serpentina. Con il tempo quindi, si forma uno strato di calcare che riveste la serpentina. Tale fenomeno comporta 2 effetti negativi:
– elevato consumo energetico
– condizioni ideali per la Legionella
Per quanto attiene il primo punto, il calcare che riveste la superficie della serpentina ha effetto isolante. Ogni millimetro di calcare che si deposita su resistenze e serpentine che scaldano l’acqua provoca un aumento del consumo energetico del 18%.
Per il secondo punto, invece, che maggiormente ci riguarda in questa sede, bisogna sempre considerare che le incrostazioni sono fra i principali substrati di attacco, formazione e crescita del biofilm e quindi della Legionella. Inoltre, l’accumulo di tali incrostazioni sulla serpentina determina anche il periodico distacco di scaglie di calcare che vanno poi a depositarsi sul fondo del boiler. Tali scaglie, unitamente ad accumuli quali terra e impurità varie, creano un vero e proprio ambiente favorevole alla crescita microbica. All’interno di questi strati di natura organica e inorganica, la temperature non raggiungono mai livelli alti (nonostante il termometro a centro accumulo segnali anche valori > 60°C) e i disinfettanti chimici non riescono a svolgere la loro azione di contenimento.
Le attività periodiche di bonifica e disincrostazione dei boiler con serpentina interna, quindi, assicurano risparmio energetico e ideali condizioni igieniche del sistema, affinché le temperature alte e i disinfettanti chimici svolgano l’azione desiderata.
Legionella: dove nascono i veri punti ciechi dell’impianto
I principali punti critici per il rischio Legionella non si trovano necessariamente nelle sezioni dell’impianto monitorate di routine, ma in quelle che, per progettazione o utilizzo, ricevono meno attenzione nel tempo.
Si tratta di porzioni della rete idrica in cui la temperatura, il ricambio dell’acqua e le condizioni igieniche non sono costantemente controllabili attraverso le verifiche standard.
I principali punti critici Legionella nascosti
- terminali periferici, come docce e lavabi lontani dal punto di produzione dell’acqua calda;
- rami morti o poco utilizzati dell’impianto;
- accumuli secondari, bollitori locali e sistemi di pre-riscaldo;
- tratti di rete con isolamento termico inefficiente o degradato;
- linee stagionali, di emergenza o di backup, attivate solo occasionalmente.
Queste aree tendono a presentare bassa circolazione, temperature instabili e maggiore formazione di biofilm, creando condizioni favorevoli alla proliferazione della Legionella.
È in questi punti che il rispetto formale della normativa mostra i suoi limiti:
non perché le indicazioni siano errate, ma perché non possono sostituire una conoscenza reale del funzionamento dell’impianto.
Individuare e gestire i punti ciechi richiede un’analisi impiantistica mirata, basata su rilievi sul campo e sull’uso effettivo della rete, non solo sulla verifica dei parametri generali.
Come intercettare il rischio Legionella reale (prima che diventi un problema)
Qui avviene il vero cambio di paradigma.
Intercettare il rischio Legionella richiede di passare dal controllo di singoli parametri a una lettura complessiva del comportamento reale dell’impianto.
Misure distribuite, non puntuali
La temperatura rilevata in un solo punto non descrive una rete idrica complessa. Per essere significativa, la misurazione deve avvenire:
- in più punti dell’impianto;
- in momenti diversi;
- in relazione all’uso reale.
Solo così è possibile individuare le zone che operano stabilmente in fascia critica.
Da ricordare inoltre che le linee guida suggeriscono l’impiego di sistemi di disinfezione chimica in continuo qualora non fosse possibile ottenere, con la tecnologia impiantistica a disposizione, le temperature richieste.
Correlare temperatura, utilizzo e stagnazione
Il parametro rilevante non è la temperatura istantanea, ma per quanto tempo l’acqua rimane nella fascia favorevole alla proliferazione batterica.
La domanda operativa giusta non è:“Che temperatura ho?”
Ma: “Dove, quando e per quanto tempo l’acqua resta in fascia critica?”
Analisi impiantistica, non solo documentale
La valutazione del rischio Legionella efficace non è solo un adempimento obbligatorio.
È un’indagine tecnica che incrocia:
- schema reale dell’impianto;
- modalità di utilizzo;
- dati di esercizio;
- criticità strutturali.
In questo modo la temperatura torna a essere uno strumento di prevenzione, non un semplice dato formale.
Limiti dell’approccio alla Legionella basato sulla temperatura e vantaggi di una gestione integrata
Affidare il controllo del rischio Legionella esclusivamente al rispetto delle temperature di esercizio è un approccio diffuso, ma intrinsecamente limitato.
Il motivo principale è che riduce un fenomeno biologico e impiantistico complesso a un singolo parametro numerico.
Quando la gestione si concentra solo sulla temperatura:
- il rischio viene semplificato eccessivamente;
- le criticità locali dell’impianto restano invisibili;
- la conformità formale viene confusa con la sicurezza reale.
In pratica, si controlla ciò che è facile misurare, non necessariamente ciò che è più rilevante.
Questo approccio non intercetta i rischi localizzati, come ristagni, rami poco utilizzati o miscelazioni, che sono spesso all’origine delle colonizzazioni batteriche.
Al contrario, può generare una falsa sensazione di controllo, facendo ritenere l’impianto sicuro solo perché i valori generali rientrano nei limiti.
Ed è proprio questa illusione di protezione a rappresentare uno dei rischi maggiori:
quando il problema emerge, lo fa spesso in modo improvviso e inaspettato, nonostante l’impianto fosse “a norma”.
I vantaggi di un approccio integrato alla gestione della Legionella
Superare una logica basata esclusivamente sulla temperatura significa adottare una visione sistemica dell’impianto, che considera insieme struttura, utilizzo e condizioni operative reali.
Un approccio integrato consente di:
- individuare i punti critici reali, non solo quelli teorici;
- pianificare interventi mirati, evitando azioni inutili o eccessivamente invasive;
- ottimizzare il rapporto tra rischio, costi e benefici;
- garantire una maggiore tutela per utenti e lavoratori.
In questo contesto, la gestione della Legionella smette di essere una reazione difensiva o una fonte di preoccupazione costante e diventa governo consapevole del rischio, basato su dati, conoscenza dell’impianto e decisioni tecniche mirate.
Conclusione: essere “a norma” non basta più
Oggi la vera differenza non la fa il rispetto formale delle temperature di esercizio, ma la capacità di comprendere come un impianto funziona realmente, nel tempo e nelle condizioni di utilizzo quotidiane.
Negli edifici complessi, la sicurezza non dipende solo dai parametri dichiarati, ma da ciò che accade lungo la rete:
- come l’acqua circola,
- dove ristagna,
- quali punti sfuggono ai controlli standard.
Essere “a norma” significa rispettare un requisito.
Essere davvero sicuri significa conoscere il proprio impianto, individuarne i punti critici e gestire il rischio biologico con metodo e competenze specialistiche.
Un’analisi impiantistica basata su dati reali è ciò che separa la conformità formale dalla sicurezza concreta.
In questo scenario, il confronto con una struttura specializzata come Firotek consente di trasformare l’analisi del rischio Legionella in decisioni operative concrete, basate su dati, competenze multidisciplinari e processi certificati.
Non interventi standardizzati, ma valutazioni tecniche mirate, costruite sul funzionamento reale degli impianti e supportate da un approccio scientifico e di ricerca applicata.
Perché, con la Legionella, la prevenzione efficace non si improvvisa.
Si governa, con metodo.
FAQ – Domande Frequenti
- La temperatura alta elimina sempre la Legionella?
No. Riduce il rischio, ma non lo annulla se esistono ristagni e biofilm. - Basta aumentare la temperatura dell’accumulo?
Spesso no. Può non raggiungere i punti critici e aumentare altri rischi (ustioni, consumi). - Ogni quanto va rivalutato l’impianto?
Ogni volta che cambiano utilizzo, struttura o modalità operative. E comunque periodicamente. - Qual è la differenza tra controllo e gestione del rischio?
Il controllo verifica un parametro. La gestione governa il sistema nel suo insieme.
Fonti:
- World Health Organization – Legionella and the prevention of legionellosis, https://www.who.int/publications/i/item/9241562978;
- ECDC – Legionnaires’ disease, https://www.ecdc.europa.eu/en/legionnaires-disease;
- Ministero della Salute – Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2362_allegato.pdf;
- ISS -Epicentro – Legionellosi, https://www.epicentro.iss.it/legionellosi.




